C’e’ voluto un elefante…

Surus: il monte/elefante che Paolo Guglielmetti ricollega alla battaglia del Trebbia

Ironico che per promuovere la valle ci sia voluto un elefante. Surus, l’elefante del Trebbia, creato dall’occhio del fotografo Paolo Guglielmetti e’ diventato a sua insaputa promotore della Val Trebbia. Ironico che una creazione di fantasia si faccia portavoce del bisogno della valle di aprire al resto del mondo, ma anche una metafora azzeccatissima per la Val Trebbia: una bella addormentata in attesa di essere riscoperta, una creatura incantata e dimenticata dal tempo che puo’ tornare alla vita grazie alla fantasia e all’iniziativa degli abitanti e degli amanti della valle in cui riposa. Abbiamo chiesto a Paolo Guglielmetti di raccontarci il dietro le quinte della nascita delle fotografie che ritraggono Surus, dell’omonimo giornale/fumetto e del suo legame con la Val Trebbia.

Q&A

Paolo, a quando risale il tuo primo incontro con Surus e come ti sei accorto di lui?

Era il 7 aprile 2009 e stavo documentando i meandri del Trebbia, approfittando della giornata buona sotto il profilo atmosferico e quindi adatta a riprendere fotografie e video di quella parte dell’ alta Val Trebbia al km, 76, 400 . Le acque erano copiose e le immagini  belle da riprendere. Come potete vedere dal video, ho risalito la valle fermandomi per fare diverse inquadrature del fiume con le sue acque e i suoi monti. Alla fine del mio percorso, durante l’ultima inquadratura, ho  scattato una foto dell’ angolo di montagna con il meandro e il fiume che ci gira tutto attorno. 

Guardando subito nel display della mia Nikon mi ha colpito la forma della proboscide e in quel momento ho visto l’elefante dormiente; probabilmente il colpo d’occhio è stato ispirato dalle ombre e dal colore del bosco, particolari favorevoli per svelare quella forma inedita. Un pensiero mi ha pervaso: e se fosse stato lui, l’elefante, a volersi fare vedere da me? Come mai nessuno prima di allora aveva notato quella forma? Rimane per me, fotografo che di colpi d’occhio ne ho avuti parecchi in 30 anni, un colpo d’occhio sino ad ora molto molto speciale. Ho fatto anche delle riprese con la telecamera e sono rientrato alla base eccitato dalla scoperta. Ho capito da subito di avere scoperto qualcosa di importante  e non ho esitato a mettermi al lavoro su un programma che potesse trasformare l’elefante nell’icona della Val Trebbia. Mi sono documentato su internet ma nessuno prima di allora aveva mai “visto” l’elefante
in quello stesso punto: le foto già esistenti di quella parte del fiume erano
tutte state chiamate “meandri di Confiente”.  Era giunto quindi il momento di ufficializzare la cosa e così a luglio 2009 uscì un articolo sulla Libertà, quotidiano di Piacenza, che sanciva la mia scoperta.

Com’e’ nato il collegamento con la traversata di Annibale e la battaglia del Trebbia?

Incoraggiato da mio fratello, dalla mia famiglia e da alcuni amici che mi hanno spinto ad andare avanti con il progetto, ho preso coscienza che avevamo trovato l’icona della Val Trebbia. Prima di allora non c’era mai stato qualcosa di simile. E’ stato naturale abbinare
l’elefante alla storia e in particolare alla battaglia del Trebbia avvenuta a
Tuna in pianura vicino a Rivergaro nel 218 a.C. Mi sono documentato e ho letto la descrizione di Plinio il Vecchio riguardo la morte dei 36 elefanti di Annibale, decimati durante l’inverno della traversata dagli stenti e dalla battaglia. Erano morti tutti tranne uno, Surus, che sopravvisse e ripresosi dopo l’inverno, portò Annibale in groppa sino al Trasimeno nel Giugno successivo. La mia leggenda personale aggiunge a quella ufficiale e prosegue:

“Dopo aver portato Annibale sino al Trasimeno, Surus tornò sui suoi passi e si addormentò
sotto Cerignale formando così un meandro speciale.”

Un particolare importante riguardo a Surus è che molti pensano che, dopo l’inverno, una parte dell’esercito di Annibale si sia rifugiata in alta Val Trebbia, in particolare
in Val Boreca, fondando una comunità.  Infatti alcuni paesi portano dei nomi che sono riconducibili alla Cartagine di allora, come ad esempio i paesi di Zerba, Tartago, Barca (proprio il nome della famiglia di Annibale). Io credo in questa versione, anche se a oggi non è ancora stato trovato niente di materiale che possa testimoniare la loro presenza. Per cui la posizione di Surus vicino alla Val Boreca, nel mezzo della Val Trebbia a metà strada tra Genova e Piacenza, ne fa un luogo magico che si presta a essere considerato sempre più come una nuova scoperta ricca di particolari.

Apro una parentesi esoterica, sapevate che Surus si trova esattanete sulla linea retta che collega Stonhenge, in Inghilterra, alle Piramidi di Giza in Egitto? Se tracciate una linea retta tra i due siti, sulla traettoria vi troviamo la Pietra Parcellara e la Pietra Perduca, oltre a Surus. Mentre delle due precedenti formazioni rocciose si è già parlato nei secoli come di siti magici che emanano forze ed energie positive, di Surus non si è ancora sentito nulla. Ma non trovate particolare che il nostro elefante si trovi esattamente sulla linea che  arriva sino alle piramidi?

Qual’e’ il tuo rapporto con la Val Trebbia?

Mia madre è di Mezzano Scotti, un piccolo paesino vicino a Bobbio ma sono cresciuto a Milano. Tutte le estati però la mia vita era vissuta in Val Trebbia: sono così cresciuto con due anime, una cittadina milanese e una naturale del Trebbia. Penso sia per questo che in me sia sempre stata presente l’attenzione per la natura, il fiume e le montagne: e’ in questo tipo di ambiente che ho passato per anni estati intere in completa immersione nella natura.

Parliamo della nascita del fumetto: come sei entrato in contatto con gli autori e come nascono i testi delle narrazioni?

Dopo avere scoperto Surus ho coinvolto alcune scuole di Bobbio in un bel progetto a cui hanno partecipato circa 100 alunni scrivendo di loro pugno 40 storie fantasy sull’elefante. Le storie sono state pubblicate in un libro, edito da Edizioni Ponte Gobbo, e intitolato “I racconti dell’elefante”. Successivamente ho creato anche le magliette di Surus e il calendario 2011. A quel punto pero’ serviva un’idea che potesse continuare a vivere: fotograficamente Surus non aveva niente di nuovo da dire. E’ cosi’ nata in me la consapevolezza di produrre qualcosa che gli permettesse di continuare a vivere, cioè di raccontarsi. Da qui l’idea di un fumetto, anche se a dire il vero il mio pensiero di partenza sarebbe stato un cartone animato di Surus, ma per problemi economici l’idea è stata per ora accantonata. 

Ho conosciuto Franco Garioni, illustratore, fumettista e docente di fumetto che da subito e’ stato entusiasta del progetto.  Sono nati così i primi numeri contenenti delle strisce di fumetto divise in varie tematiche: storia, ambiente, fantasy e ricette. Dal numero di settembre 2011 abbiamo deciso di tenere una sola tavola di fumetto fantasy e dedicare più spazio al testo dando così voce a interventi, cultura, pensieri e opinioni della gente della Val Trebbia. A dicembre, per continuare sulla strada del fumetto, verrà prodotta una raccolta di fumetti contenente tre o quattro storie sempre legate alla figura di Surus l’Elefante del Trebbia. I fumettisti fino ad ora coinvolti, oltre a Garioni, sono Gianluca Rossi, Luca Piccoli ed Edoardo Arzani. Le tematiche e i testi vengono decisi insieme: stabiliamo una linea guida e ogni fumettista sviluppa in autonomia il suo disegno, il tutto sotto la supervisione di Franco Garioni che rimane il mentore e il riferimento per ogni dubbio che possa emergere in fase di produzione.

Com’e’ stato accolto il progetto Surus all’inizio e nel tempo. Inizialmente c’e’ stato scetticismo o entusiasmo da parte del pubblico e successivamente hai notato un maggiore interesse?

Devo essere molto sincero, Surus ora è accolto in modo positivo, la gente che ne viene a conoscenza rimane ammirata. Le scolaresche sono entusiaste, ma a livello politico niente di niente: in due anni ho fatto richiesta di finanziamenti a cani e porci, a moltissime istituzioni specialmente per coinvolgere le scuole piuttosto che per organizzare feste di paese e portare il fumetto in regione, pero’ senza risultati. Quello che abbiamo fatto fino ad ora, ed è molto, è stato realizzato grazie all’aiuto economico di privati che ci seguono.  I fondi sono pochi e stiamo letteralmente facendo i salti mortali per continuare il nostro progetto che è quello di promuovere la Val Trebbia tramite l’icona di Surus l’Elefante del Trebbia. Purtroppo c’è il pericolo che ora i politici vedano che la cosa può funzionare e invece di darci credito cerchino di copiare l’idea, forti del loro strafottismo, promuovendo associazioni a loro amiche che con altri nomi di fatto fanno proprio quello di cui noi siamo portavoci. Se avrò ragione a breve sentiremo parlare sempre di più di un elefante nella valle: già la provincia di Piacenza metterà sul nuovo ponte del Trebbia una statua in vetro
resina di un elefante a simbolo della battaglia di Annibale. La cosa che trovo veramente brutta è che tutti gli addetti ai lavori sappiano di Surus ormai da due anni ma nessuno di loro abbia il coraggio di dare a Cesare quel che è di Cesare, cioè darci credito per l’idea, la scoperta ma soprattutto il progetto che vogliamo realizzare.

Qual’e’ stato fino ad ora il migliore commento che avete ricevuto riguardo il progetto e la critica piu’ costruttiva su cui lavorare?

Commenti positivi tanti. Illustrando i nostri progetti per la promozione della valle la gente ci fa i complimenti e ci incoraggia ad andare avanti; le critiche costruttive vengono per la maggior parte da persone che, coscienti dell’ambiente politico poco affidabile, ci dicono di
non arrenderci e che forse dovremmo anche noi diventare un po “mafiosetti” per recuperare qualche fondo. Ma questo non fa parte della nostra cultura e quindi
andiamo avanti senza compromessi, coscienti di avere sulla nostra strada alcuni nemici ma anche tanti amici tra la gente normale. Anche se cercheranno di rubare l’dea di Surus non vinceranno mai, Surus è inattaccabile e inaffondabile, finchè sarà sulla piazza sarà
sempre l’unico originale non copiabile e vero Elefante del Trebbia.

Puoi spiegarci in breve i futuri progetti dell’associazione Surus?

Promuovere la Val Trebbia. Surus l’Elefante del Trebbia è un’associazione che vuole portare a conoscenza del mondo intero la realtà della nostra bella valle. Vogliamo anche continuare a fare incontrare la gente di altre valli, coinvolgendo le popolazioni delle terre confinanti, per mantenere viva la cultura passata e  permettere al presente di potere guardare al futuro tutti insieme dando possibili alternative a  chi vuole venire a vivere in Val Trebbia. Abbiamo progetti di vario genere, dalla promozione ai prodotti enogastronomici su vasta scala, a iniziative culturali, dalla musica al cinema, ai documentari, abbiamo il giornale/fumetto e su Youtube abbiamo un canale con interviste ad abitanti della valle o viaggiatori.  Abbiamo chiaro in mente cosa dover fare per allargare l’interesse verso la nostra bella valle ma mancano i
fondi e questo per il momento è la nostra preoccupazione maggiore, trovare fondi o partner disposti ad aiutarci nello sviluppo dei nostri progetti.

Avete mai pensato di avviare dei corsi di fumetto in val Trebbia? Potrebbe essere una sperimentazione interessante.

I corsi di fumetto sono all’ordine del giorno ma per una prossima iniziativa mancano i fondi  purtroppo. Siamo in attesa di risposte per progetti da noi inoltrati ad alcune scuole e alla provincia di Piacenza.

Mi sembra di aver notato che per il momento l’attivita’ di promozione si e’ concentrata sopratutto nei paesi in provincia di Piacenza. Avete in programma di includere anche la provincia di Genova e quindi i comuni dell’Alta Val Trebbia?

Certamente! Per noi la Val Trebbia e’ tutta. Da Genova a Piacenza e pensiamo anche che i territori confinanti siano di valore aggiunto per il progetto. Quindi è nostra volontà allargare l’azione a 360 gradi a partire dal nostro Surus.

Perche’ pensi che ci sia voluto un elefante mitologico per smuovere qualcosa in Val Trebbia e avviare un nuovo tipo di promozione?

Sappiamo tutti che la figura mitologica dell’elefante trova nei millenni tantissime testimonianze di culto. Ma averlo trovato nella nostra valle, averlo così enorme fisicamente, averlo di fatto già trovato collocato nella storia, sono tutte cose che per forza smuovono chiunque dal torpore e dalla pigrizia dell’immagine.

Quali pensi che siano i maggiori ostacoli all’apertura della valle ad un pubblico di visitatori piu’ vasto?

Le difficoltà maggiori, come ho accennato prima, potranno arrivare dalla mentalità faziosa della classe politica che ha contagiato purtroppo anche larga parte della popolazione, ma se si lavora culturalmente soprattutto al di fuori dell’Italia ci sarà, prevedo, sempre più interesse sano e vero che dara’ una spinta e uno stimolo maggiore ad andare avanti.

Links

http://www.paologuglielmetti.net/

http://suruspoint.com/

http://www.youtube.com/user/suruspoint

intervista: Claudia Costa 

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